Il credito alle imprese italiane sta tornando a crescere. Ma il dato più interessante non è soltanto quanto credito viene richiesto, bensì per quale motivo le aziende stanno tornando a rivolgersi alle banche.
Secondo l’ultima Bank Lending Survey di Banca d’Italia, nel secondo trimestre del 2026 la domanda di finanziamenti da parte delle imprese è aumentata. Anche i numeri confermano il cambio di direzione: a maggio i prestiti alle società non finanziarie risultavano in crescita del 3,5% su base annua.
Ma dietro questa ripresa c’è un elemento importante. Banca d’Italia rileva infatti che l’aumento delle richieste è stato sostenuto soprattutto dalle esigenze di finanziamento di scorte e capitale circolante e dalle operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito.
Ed è proprio questo il dato che merita maggiore attenzione.
Un finanziamento richiesto per acquistare un nuovo impianto o aumentare la capacità produttiva è molto diverso da una richiesta di liquidità necessaria per sostenere il magazzino, finanziare crediti verso clienti o riequilibrare una struttura finanziaria troppo esposta sul breve termine.
In entrambi i casi cresce il credito, ma la situazione finanziaria dell’impresa può essere molto diversa.
Anche un’azienda in forte crescita può infatti trovarsi ad assorbire liquidità: aumentano gli ordini, ma contemporaneamente possono crescere crediti commerciali, scorte e fabbisogno di capitale circolante. Diventa quindi fondamentale utilizzare strumenti finanziari coerenti con la natura dell’esigenza, evitando ad esempio di finanziare fabbisogni strutturali attraverso affidamenti di breve periodo.
C’è poi il tema del costo. A maggio il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle società non finanziarie era pari al 3,67%. Per le operazioni fino a 1 milione di euro saliva però al 4,34%, contro il 3,25% registrato per quelle superiori al milione.
Per una PMI, quindi, non conta semplicemente ottenere credito. Conta come viene strutturata la richiesta, con quale durata, attraverso quale strumento e per finanziare quale fabbisogno.
Il ritorno della domanda di credito non deve perciò essere interpretato automaticamente come un segnale positivo o negativo: deve essere analizzato.
La domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi è piuttosto:
“La struttura finanziaria della mia azienda è realmente coerente con i fabbisogni che dovrò sostenere nei prossimi anni?”
Perché il momento migliore per riorganizzare il debito, aumentare gli affidamenti o diversificare le fonti finanziarie è prima che la liquidità diventi un problema, quando l’impresa mantiene ancora piena capacità negoziale verso il sistema bancario.Vuoi verificare se la struttura finanziaria della tua impresa è adeguata ai suoi programmi di crescita?
Un’analisi preventiva di indebitamento, Centrale Rischi, affidamenti e sostenibilità del debito può aiutare a individuare per tempo eventuali criticità e le soluzioni finanziarie più appropriate.












