Crac SVB: ci saranno conseguenze per le banche italiane?

Crac SVB: ci saranno conseguenze per le banche italiane?

Per molti il fallimento della Silicon Valley Bank ha portato alla memoria il 2008 con il crac di Lehman Brothers che ebbe forti ripercussioni sul mercato bancario mondiale cambiandolo in modo significativo.

Diciamo pure che dal 2008 il mercato del denaro non è più stato lo stesso ma la lezione non sembra essere stata capita da alcuni.

Partiamo subito col dire però che, a differenza di Lehman Brothers, la SVB operava per la maggior parte in uno specifico segmento del mercato, quello delle startup della Silicon Valley andando a finanziare progetti nel settore tecnologico.

Oltre alla tipologia di clienti a cui si rivolgeva la SVB era comunque una banca di medie dimensioni non certamente le dimensioni di Lehman Brothers, che era invece un grosso player dove anche le banche italiane avevano una quota di esposizione non indifferente, al contrario della SVB dove l’esposizione delle nostre banche è molto limitata.

Le banche italiane si devono preoccupare? Quali saranno le ripercussioni sul nostro mercato del credito?

Gli analisti sono tutti quanti concordi col dire che il crac SVB non sarà paragonabile alla situazione che si registrò nel 2008; le banche europee ed in particolar modo quelle italiane godono generalmente di buona salute, sono certamente più solide anche grazie ad un’attività di vigilanza particolarmente stringente che ha limitato l’assunzione del rischio.

La lezione del 2008 è quindi servita agli organismi di vigilanza della BCE a creare un sistema che impedisca situazioni di contagio qualora si verifichino situazioni come quelle che stiamo vivendo in questi giorni.

Nessun panico, dunque, per famiglie e imprese che possono comunque contare su un sistema, quello bancario italiano, tra i più solidi della BCE complice anche la naturale propensione al risparmio delle famiglie italiane con depositi presso gli Istituti di credito tra i più alti dell’Unione.

Ci auguriamo fortemente che questa situazione possa fermare il rialzo dei tassi stabilizzandoli comunque ad un livello a cui non eravamo certo abituati negli ultimi anni ma che, prima del 2015, era abbastanza normale.

La fiducia delle imprese rimane stazionaria e gli ordinativi nel settore manifatturiero sono buoni; attenzione particolare al settore delle costruzioni dopo lo stop della cessione dei crediti fiscali.

Partiamo quindi da un’economia reale che dà buoni segnali e tutti gli operatori del credito dal più grande al più piccolo hanno il dovere di assumere un atteggiamento ottimistico a contrasto di un panico che, per il momento, ci appare ingiustificato.

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