Credito digitale B2B: come sono cambiate banche fintech e challenger bank negli ultimi cinque anni

Credito digitale B2B: come sono cambiate banche fintech e challenger bank negli ultimi cinque anni

Negli ultimi cinque anni il credito digitale alle imprese in Italia ha cambiato profondamente forma. Se nella prima fase il settore era stato raccontato soprattutto come terreno di “disruption”, oggi il quadro appare molto più maturo e articolato: accanto alle fintech pure operano banche digitali, challenger bank, intermediari finanziari specializzati, piattaforme di lending e gestori di fondi di direct lending. Non è più, quindi, un mercato di outsider contro incumbent, ma un ecosistema in cui tecnologia, credito, raccolta e capitale si stanno progressivamente integrando.

I numeri aiutano a leggere questa trasformazione. Secondo Banca d’Italia, gli investimenti fintech di banche e intermediari nel biennio 2023-2024 hanno superato 1 miliardo di euro, e un valore analogo è atteso anche nel biennio successivo. Allo stesso tempo, però, il credito interamente digitale alle imprese resta ancora contenuto rispetto al totale del mercato: nel 2024 i finanziamenti digitali alle aziende si sono tradotti in circa 25 mila contratti per 1,4 miliardi di euro, pari a poco più dell’1% dei prestiti concessi alle imprese nell’anno. Il dato è significativo perché mostra una doppia verità: il digitale è ormai centrale nei processi e nei modelli di servizio, ma non ha ancora rivoluzionato i volumi complessivi del credito bancario.

In questo scenario si sono mossi player molto diversi tra loro. Illimity ha consolidato il proprio posizionamento come banca specializzata nel credito e nei servizi alle PMI, con una struttura patrimoniale solida e un modello che unisce tecnologia, gestione del rischio e specializzazione. Banca AideXa si è imposta come una delle realtà più dinamiche nel segmento delle micro e piccole imprese, superando il miliardo di euro di erogazioni cumulative e raggiungendo il break-even in tempi rapidi. Banca CF+ ha rafforzato la propria presenza nel credito alle imprese, anche grazie all’integrazione delle attività e della tecnologia di Credimi, uno dei nomi simbolo della prima stagione del digital lending italiano.

Proprio il caso Credimi è esemplare per capire come il mercato sia cambiato. Per anni è stata una delle piattaforme più rappresentative del credito digitale B2B, capace di processare migliaia di richieste e finanziare imprese con procedure snelle e tempi rapidi. Ma il rialzo dei tassi, il maggiore costo della raccolta e la necessità di modelli più solidi hanno portato a una logica di consolidamento. Il passaggio degli asset a Banca CF+ segna il passaggio da una fase di forte spinta innovativa a una più industriale, in cui la tecnologia da sola non basta più.

Accanto alle banche digitali, hanno assunto un ruolo crescente anche gli operatori di finanza alternativa. Opyn ha dimostrato come il modello del lending-as-a-service e dell’embedded finance possa diventare una leva concreta per ampliare l’accesso al credito delle PMI. October, tra i protagonisti europei del marketplace lending, ha contribuito a finanziare centinaia di imprese italiane e ha favorito l’ingresso di investitori istituzionali nella finanza alternativa. TeamSystem Capital at Work SGR e Ingenii SGR rappresentano invece la crescente rilevanza del direct lending e dei fondi specializzati, mentre Finpromoter conferma il ruolo degli intermediari finanziari specializzati nel facilitare l’accesso alla liquidità per le imprese.

Anche nel mondo bancario più tradizionale, tuttavia, il digitale non è stato sinonimo automatico di successo. Aigis Banca è uscita dal mercato dopo la liquidazione coatta amministrativa, mentre Banca Progetto, pur avendo registrato negli anni una forte crescita nel credito alle PMI, è stata successivamente coinvolta in una fase straordinaria di gestione. Igea Digital Bank, nata con una vocazione digitale rivolta a PMI, professionisti e microimprese, ha invece intrapreso un percorso di riposizionamento evolvendo in BIAE, banca focalizzata su ambiente ed energia. Anche questo è un segnale importante: il mercato tende oggi a premiare non solo l’innovazione tecnologica, ma soprattutto la capacità di presidiare nicchie precise e costruire specializzazione verticale. In questo stesso scenario si colloca anche ViViBanca, che ha rafforzato il proprio profilo come banca specializzata, ampliando il proprio raggio d’azione nel credito e nei servizi finanziari.

La vera lezione del quinquennio, dunque, è che il mercato del credito digitale B2B in Italia non ha premiato semplicemente chi era più innovativo sul piano tecnologico, ma chi è riuscito a costruire un modello sostenibile. Servono raccolta stabile, capitale, qualità del credito, capacità di gestione del rischio e, sempre più spesso, una chiara focalizzazione su segmenti specifici. In questo senso, il settore si è evoluto da promessa di rottura a infrastruttura complementare del sistema del credito.

Più che una rivoluzione improvvisa, quella degli ultimi cinque anni è stata quindi una selezione. Sono cresciuti i player capaci di unire digitale e solidità industriale; si sono affermati modelli ibridi tra banca, piattaforma e finanza alternativa; si sono ridimensionati o trasformati gli operatori meno resilienti. È questa, probabilmente, la fotografia più corretta del mercato oggi: meno enfasi sulla disruption, più attenzione alla sostenibilità. Ed è su questo terreno che si giocherà la prossima fase di sviluppo del credito digitale alle imprese in Italia.

Per le imprese, la vera sfida non è soltanto scegliere tra banca tradizionale, fintech o challenger bank, ma individuare il partner finanziario più adatto al proprio modello di business, ai propri tempi e ai propri obiettivi di crescita. In questo scenario, affidarsi a un intermediario capace di leggere il mercato, confrontare le soluzioni disponibili e accompagnare l’impresa nella scelta del credito più efficace può fare la differenza. FINTECH MEDIA FINANCE nasce proprio con questo obiettivo: aiutare le aziende a orientarsi in un ecosistema sempre più ampio e complesso, trasformando l’innovazione finanziaria in opportunità concrete di sviluppo.